Cecità vs Il racconto dell’ancella

Sfida scomposta #2

Attendo. Mi compongo. Io adesso sono una cosa che devo comporre, così come si compone un discorso. Devo presentare un prodotto preconfezionato, nulla che sia nato spontaneamente”. Il racconto dell’ancella, p.92

Bentornati lettrici e lettori in questo spazio scomposto e spettinato.

Oggi secondo episodio di una serie che sembra esservi molto piaciuta. Una nuova sfida tra due pilastri della letteratura contemporanea. Parliamo di… (rullo di tamburi):

Cecità di José Saramago

VS

Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood.

Sono quasi intimorita dallo spessore di questi due libri ma, poiché sono letture che mi hanno colpita moltissimo ho deciso di presentarveli. In entrambi i libri mi sono immedesimata e ho provato l’orrore di immaginare di vivere in due mondi terribili, dove forme diverse di malattia hanno portato ad una degenerazione della società. Cecità ci presenta infatti un mondo dove imperversa una pandemia di cecità; mentre Il racconto dell’ancella ci trascina in una società oppressiva dove, a seguito della drastica riduzione di nascite, la donna è ora considerata solo una macchina riproduttiva. Chi vincerà?

Il principio delle Sfide Scomposte è semplice: due libri che si contendono la vittoria rispetto alcuni parametri. Personaggi, atmosfera e world building, scrittura, intreccio e logica, piacevolezza di lettura ed edizione: 5 categorie su cui contendersi il primato.

Ovviamente non si tratta di recensioni oggettive, ma dei miei pensieri da lettore normale su questi libri che, a mio insindacabile giudizio, hanno qualcosa in comune e, quindi, possono essere messi a confronto.

Chi sarà il vincitore di questa sfida? Continuate a leggere per scoprirlo

Pillole di trama

Cecità

Cosa accadrebbe, nel nostro mondo, se da un giorno all’altro fossimo colpiti da una pandemia che rende tutti ciechi? Saramago ha scritto questo libro nel 1995, quindi nessuna relazione con la pandemia attuale! Ma forse il nostro essere parte, in questi mesi, di una vera pandemia ci fa comprendere ancora meglio il mondo in cui l’autore ci introduce. La somiglianza con la nostra situazione attuale è, per fortuna, limitata all’aspetto pandemico più che alle specifiche vicende che accadono nel libro. Tuttavia, l’analisi che Saramago fa del genere umano e della sua degenerazione verso l’animalesco rimane estremamente attuale.

In questo mondo, Saramago colloca un gruppo di personaggi che si incontrano e si trovano a vivere insieme una situazione che va progressivamente peggiorando. La pandemia, infatti, non è una situazione nota all’interno della vicenda, ma avviene e comincia sotto i nostri occhi. Siamo quindi nel pieno della trasformazione della società civile in una società che diventerà presto completamente anarchica.

Il racconto dell’ancella

Potrei iniziare a raccontarvi la trama del Racconto dell’ancella nello stesso modo. Cosa accadrebbe, nel nostro mondo, se le nascite calassero progressivamente, tanto da mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa della specie umana? E se al fine di risolvere questo problema il controllo venisse assunto da una oligarchia religiosa? E se questa istituisse nuovi ruoli e rapporti sociali, tutti votati alla procreazione? Cosa succederebbe alle libertà personali, al lavoro delle persone, alla loro volontà?

Margaret Atwood ci porta qui dentro.

Al contrario di Saramago, non vediamo il cambiamento avvenire, ma seguiamo la storia di una protagonista che si trova già nel pieno di questo nuovo sistema sociale. Ma, e questa è l’enorme forza del racconto, siamo in un periodo in cui le persone ricordano ancora la vita precedente, poiché fanno parte di una “generazione di transizione”.


Personaggi

Cecità

I personaggi di Cecità sono davvero interessanti. Intanto non seguiamo un unico protagonista ma un gruppo di persone che si incontrano loro malgrado e che sono accomunate dall’essere clienti di uno stesso studio oculistico. L’aspetto che più mi ha colpito è che non vengono presentati con il loro nome ma con un appellativo, per esempio “la moglie del medico”, “il medico”, e così via. Questo aspetto è rilevante perché è come se la situazione di cecità collettiva stesse progressivamente de-personalizzando gli individui. Il nome non conta più, non importa più se ti chiami Sara o Giovanni. È più identificativo dire “la moglie di questo o di quello”, oppure “il ragazzo con le scarpe” o “la ragazza con la benda sull’occhio”.

Un altro aspetto rilevante è il ruolo che svolgono le donne dentro questo racconto. Per quanto non sia un romanzo femminista in senso stretto, tutti i personaggi femminili sono estremamente forti e sono loro che riescono a reagire meglio alla situazione, pur con i loro difetti e le loro personalissime storie. Ci sono momenti di struggente forza in questo libro, da questo punto di vista. Il fatto stesso che uno dei personaggi principali sia chiamata “la moglie del medico”, quindi con un appellativo di relazione e quasi di subordinazione rispetto al marito, fa da contraltare al ruolo primario che questa donna invece ha nel romanzo e alla sua vera forza, che prescinde completamente dal marito.

Il racconto dell’ancella

Nel Racconto dell’ancella, invece, seguiamo una protagonista unica. Una donna abbastanza giovane di cui seguiamo il punto di vista per tutto il romanzo, tra presa diretta e flashback.

Questi ultimi, in particolare, riguardano sia il passato più lontano in cui la protagonista era ancora libera di vivere la sua vita “normale”, sia un passato intermedio, in cui la protagonista ricorda la sua “educazione” in una specie di scuola.

Il modo in cui la protagonista viene presentata porta il lettore ad immedesimarsi prepotentemente nella sua storia e a vivere con lei le difficoltà.

Anche in questo romanzo il ruolo delle figure femminili è fondamentale, da un lato per ragioni di trama, poiché siamo in una oligarchia che mette la riproduzione al centro della vita sociale, dall’altro per la forza che esprimono, sia in positivo che in negativo.

Entrambi i romanzi hanno personaggi memorabili, davvero memorabili. Ma ammetto che forse, tra i due, sono stata molto colpita da come Saramago tratta la dinamica del gruppo e all’interno di essi i singoli. Per questa ragione…

Il primo punto se lo aggiudica

Cecità: 1

Il racconto dell’ancella: 0

Photo by Zack Jarosz on Pexels.com

[…] Lottare è sempre stata, più o meno, una forma di cecità, Qui è diverso, Fai pure ciò che ti sembra meglio, ma non dimenticarti di quello che siamo, ciechi, semplicemente ciechi, ciechi senza retoriche né commiserazioni, il mondo caritatevole e pittoresco dei poveri ciechi è finito, adesso è il regno duro, crudele e implacabile dei ciechi, Se tu potessi vedere cosa sono costretta a vedere io, desidereresti essere cieco, Ci credo, ma non ne ho bisogno, cieco lo sono già, Perdonami, amore, se tu sapessi, Lo so, lo so, ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l’unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un’anima, e se gli occhi si son perduti, […]

cecità, josé saramago, p.119

Atmosfera e World Building

Su questa categoria vado abbastanza veloce poiché vi ho già esposto i due diversi mondi in cui i personaggi si trovano a vivere. Trovo entrambe le atmosfere e la costruzione di entrambe le distopie magistrale e non ho una preferenza netta tra i due, quindi assegno il punto ad entrambi. Entrambi i libri hanno nel confronto con il mondo precedente (il nostro) il loro punto forte, a mio parere. Già solo per questo, sono entrambi libri da leggere!


Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (copertina), Cecità di José Saramago (citazione iniziale)

Scrittura

Cecità

Saramago adotta uno stile peculiare: un flusso di coscienza dove la punteggiatura è quasi inesistente; dove il dialogo si mescola in un discorso indiretto fluido. Questo modo di raccontare è assolutamente ostico, nelle prime 10 pagine. Mano a mano che si va avanti diventa però comprensibile e se si smette di pensare alla forma si percepisce tutta la fluidità della prosa. É come se la fluidità della scrittura fosse lo specchio di una società senza regole.

Il racconto dell’ancella

Il racconto dell’ancella, invece, tratta la narrazione in prima persona, adottando il punto di vista della protagonista. Ammetto che in questo confronto ho apprezzato maggiormente questo stile di scrittura perché mi ha permesso di entrare molto nel personaggio. Ci sono passaggi di una profondità sconcertante. Ci sono passaggi che lasciano davvero il segno: non perché particolarmente violenti o forti, ma per come le parole sono accostate, per come sono costruiti. Per me questo è un capolavoro di scrittura contemporanea.

Quindi il terzo punto va per il mio gusto personale a Il racconto dell’ancella

Cecità: 2

Il racconto dell’ancella: 2

Photo by John-Mark Smith on Pexels.com

Ciò che mi ci vuole è la prospettiva, l’illusione di profondità, creata da una cornice, una sapiente disposizione di forme sopra una superficie piatta. La prospettiva è necessaria. Altrimenti ci sono solo due dimensioni. Altrimenti vivi con la faccia pigiata contro una parete, un enorme piano di dettagli come quando in una fotografia vedi la trama di una stoffa, le molecole di un viso. La tua stessa pelle come un diagramma di futilità, una mappa attraversata da stradine che non portano da nessuna parte. Altrimenti vivi nel presente. Che non è dove voglio trovarmi

Il racconto dell’ancella, margaret atwood, p. 189
Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (citazioni iniziali), Cecità di José Saramago (copertina)

Intreccio e logica

Cecità

La narrazione in Cecità procede cronologicamente. Da quando “l’automobilista” smette all’improvviso di vedere fino a quando arriviamo all’epilogo (memorabile tra l’altro). Seguiamo le vicende come si svolgono nella loro cronologia. L’intreccio è quindi abbastanza semplice, chiaro e lineare. Ho alcuni appunti sulla logica: più che altro per la seconda parte, quando il gruppo esce dal manicomio dentro cui è stato rinchiuso con la forza e viene descritta la vita delle altre persone. Ma devo dire che anche la prima parte non mi ha convinta del tutto: per esempio il fatto che l’esercito sia così pronto a sparare sui civili. Vero che ci dobbiamo immaginare di essere nel pieno di un clima di paura, vero anche che mi è sembrato eccessivo. Anche come lo Stato decide di trattate le prime persone contagiate non mi ha convinta completamente.

Il racconto dell’ancella

Al contrario, trovo che Il racconto dell’ancella da entrambi questi punti di vista sia ineccepibile. Dall’inizio del libro, nel pieno di una contemporaneità che appare incomprensibile, all’uso del flashback come espediente per spiegare come e perché si è arrivati a quel punto. Anche l’uso di questi flashback, alle volte semplici frammenti, altre più lunghi e chiari, l’ho trovata una strategia molto efficace. E questo non è scontato. Ma parliamo di una maestra della scrittura!

Il quarto punto se lo aggiudica Il Racconto dell’Ancella.

Cecità: 2

Il racconto dell’ancella: 3

Photo by Tima Miroshnichenko on Pexels.com

Piacevolezza ed edizione

Cecità

Io ho letto Cecità parzialmente in ebook e parzialmente su Audible, quindi ho una percezione dell’edizione leggermente falsata da questi aspetti. Ma, visto che entrambe queste modalità le reputo alla stregua della lettura su supporto cartaceo, considero anche questi aspetti. Partiamo da Audible (no sponsor): mi è molto piaciuta la lettura che ne viene fatta. Per amor della precisione, vi indico che il lettore è l’attore, regista e sceneggiatore italiano Sergio Rubini e che la lettura è veramente ben fatta. Piacevole e, a mio parere, ricalca perfettamente lo stile fluido dell’autore.

La versione cartacea è edita da Feltrinelli e, di questa, apprezzo molto la copertina che ha una immagina parecchio evocativa del contenuto. Questa viene venduta al prezzo di 9,50 euro. Mentre la versione Audible si trova nel catalogo con l’abbonamento base.

Il racconto dell’ancella

Di questo romanzo ho invece solo l’edizione cartacea, edita da Ponte alle Grazie e venduta al prezzo di 16,80 euro. Quelli di Ponte alle Grazie sono edizioni che a me piacciono sempre molto, nella loro semplicità. Amo potentemente la copertina.

Poiché entrambe le edizioni le ritengo ben fatte, il mio voto va al libro che nel complesso mi ha dato un’esperienza immersiva più completa. E, in questo caso, quindi, Il racconto dell’ancella.

[…] Le immagini non vedono, Ti sbagli, le immagini vedono con gli occhi che le vedono, solo adesso la cecità è veramente generale, Tu ci vedi anroca, Ci vedrò sempre meno, anche se non perderò la vista diverrò sempre più cieca di giorno in giorno perché non avrò più nessuno che mi veda, […]

Cecità, José Saramago, p. 268

Il quinto, e finale, punto se lo aggiudica dunque Il racconto dell’ancella.

Cecità: 2

Il racconto dell’ancella: 4

Photo by Anna Shvets on Pexels.com

Questa puntata di Sfide Scomposte la vince, a mio parere, Il racconto dell’ancella. Fatemi sapere se siete d’accordo con me o se avreste assegnato i punti diversamente. Sono curiosa di avere le vostre opinioni.

Vi invito a darmi la vostra opinione con questo piccolo poll qui sotto. Alla prossima con un’altra recensione e un’altra sfida.

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