L’orologiaio di Filigree Street di Natasha Pulley

374. Un libro avvincente ma colmo di elementi criticabili: dai personaggi alla logica complessiva della trama. Lo consiglio se volete leggere qualcosa di leggero ma al contempo affascinante. La presenza dell’orologiaio e del mondo romantico a lui connesso rende il libro interessante e richiama alcune atmosfere di Harry Potter. Attenzione ai colpi di scena, non sempre riusciti.

Classificazione: 3 su 5.

Lo dichiaro subito: a me il libro è piaciuto abbastanza.
In rete ho trovato moltissimi pareri negativi su questo racconto e, anche se condivido alcuni punti di vista e alcune critiche, tutto sommato, io lo reputo un libro interessante. Anche un libro riuscito per alcuni versi. Sicuramente è un bell’oggetto da avere in libreria. La copertina è, a mio parere, magistrale, così come la scelta dei font e l’impaginazione. Chapeau a Bompiani per il suo lavoro editoriale e al grafico della copertina.
Il libro, come racconto, ha però molti aspetti critici e, dunque, criticabili. Tra tutti: alcuni personaggi e una logica, nella trama, non proprio priva di difetti.

Per questa recensione devo fare una seconda premessa. Proverò di non rivelarvi troppo della trama, per evitare di rovinarvi le molteplici sorprese contenute nel romanzo. Mi prendo però la libertà di creare un box colorato di grigio dove criticherò vari aspetti in modo puntuale, svelando dunque la maggior parte di esse. Quindi se non avete ancora letto il libro e volete leggerlo, saltate semplicemente quella parte.

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Nella nuova luce, tutto, intorno a lui, risplendeva. Sulla parete accanto c’era un alto orologio a pendolo, il suo movimento regolato dalle ali e dalle ginocchia unite di una locusta d’oro. Un modello meccanico del sistema solare roteava a mezz’aria, fluttuando su magneti, e salendo due gradini si raggiungeva il tavolo da lavoro, sul bordo del quale erano appollaiati degli uccellini di bronzo. Uno di essi balzò sul microscopio e picchiettò speranzoso il becco sul corpo di bronzo. Ovunque c’erano cose che scintillavano e ticchettavano”.

Natasha Pulley, L’orologiaio di Filigree Street, p.56-57.

Ma di cosa parla?

Siamo nella città di Londra, alla fine del 1800. Nel 1883 per la precisione, quindi in pieno periodo vittoriano. La vicenda si svolge dal punto di vista del protagonista Nathaniel Steepleton: un giovane telegrafista del Ministero dell’Interno britannico, ex pianista. Fin da subito si percepisce un’aria di malinconia che aleggia sulla vita di questo ragazzo. Vive, infatti, in modo piuttosto monotono in una pensione abitata perlopiù da altri uomini solitari e passa le giornate quasi come fosse un automa: il lavoro al ministero, la pausa per il té e il rimpianto per la vita da pianista. Perché la sua vita sia cambiata non è così chiaro. Quello che si sa, è che Thaniel, come si fa chiamare, ha una sorella con due figli, rimasta vedova, che non se la passa molto bene. A lei, infatti, Thaniel manda una parte del suo esiguo stipendio.
La vita del protagonista si anima un giorno -un po’ come se si fosse risvegliato da un lungo sonno o come se gli avessero finalmente sostituito le pile-, quando riceve in dono un orologio da tasca, che sembra molto prezioso, e che ha la caratteristica di non aprirsi e di non funzionare. Questo dono Thaniel se lo trova a casa, sul letto, senza biglietto. Non si conosce il mittente del dono e Thaniel vive nel sospetto che sia stato un errore. Finché un giorno, l’orologio gli salva la vita da un attentato alla sede di Scotland Yard e aree limitrofe. In quell’occasione, infatti, l’orologio prende vita, quasi magicamente, e inizia a suonare in modo così assordante che Thaniel è costretto ad uscire dal pub dove si trovava. Pochi istanti dopo il locale esplode.
Thaniel, dunque, inizia a domandarsi se questo orologio sia connesso, in qualche modo, agli attentati . Nell’orologio trova il biglietto da visita del suo fabbricante, K. Mori di Filigree Street. Da qui, la trama si sviluppa tra l’amicizia che nasce tra Thaniel e Mori (di nome Keita), la storia personale di Keita stesso e precedente ai fatti narrati, la ricerca degli attentatori da parte della polizia e di Thaniel che collabora con loro e tutta una serie di coincidenze che accadono al protagonista.

La voce dell’autore
Lo stile di questa autrice mi piace. Sa sicuramente usare molto bene le parole e ha uno stile descrittivo che porta facilmente ad immaginarsi gli eventi che accadono. A mio parere è, infatti, uno stile cinematografico e non sarei stupita se un domani ne traessero un film.
Ci sono tuttavia molti punti non chiari, che mi fanno pensare che il libro sia stato scritto in breve tempo o che non abbia subito un processo di ripulitura approfondito, che invece trovo necessario. La narrazione è infatti farcita di descrizioni molto belle, soprattutto quelle legate all’orologiaio e al suo laboratorio, ma anche di dettagli completamente inutili, come il voler a tutti i costi dare un colore ai suoni. Questi dettagli non sono infatti funzionali alla trama o ad una comprensione più approfondita del personaggio. Il ruolo della musica è, poi, ininfluente. Mi sembra quasi che il pianoforte sia più una passione dell’autrice che non una caratteristica importante per il racconto. È un po’ come se lo avesse voluto inserire a tutti i costi.
Questo continuo perdersi in dettagli, ma anche in personaggi, completamente inutili non giova alla fluidità della trama e soprattutto alla logica generale del testo che, soprattutto verso la fine, diventa piuttosto caotico.

Scendendo, il clangore prodotto dalla scala era un Re diesis giallo brillante. Thaniel non sapeva dire come mai il Re diesis fosse giallo. Anche le altre note avevano ognuna il proprio colore. La cosa gli era stata utile quando ancora suonava il pianoforte, perché ogni volta che steccava il suono di faceva marrone.

Natasha Pulley, L’orologiaio di Filigree Street, p.11.

Personaggi

Ho molto amato Keita Mori e il suo polpo meccanico Katsu. Il suo mondo mi ha fatto ricordare alcune atmosfere di Harry Potter, dell’ufficio di Silente, in particolare. Voluto? Forse sì, ma leggo nella grande cura dei dettagli, nelle descrizioni dei meccanismi e nella presenza di animaletti molto simpatici anche molti riferimenti al mondo dello studio Ghibli e, in particolare, dei film di Hayao Miyazaki.
Tolto questo mondo, che è davvero ben descritto e molto evocativo, tutti gli altri personaggi non mi hanno convinta del tutto.
In primo luogo il protagonista. Ammetto che mi ha molto indisposta questo ossessivo riferimento alla musica e al dare un colore ai suoni. L’ho trovato inutile e non riuscito. Del protagonista, inoltre, non conosciamo quasi nulla della storia precedente -il ché non sempre è un difetto-, ma non riusciamo nemmeno ad entrare appieno nella sua mente e a comprenderne la personalità.

È un personaggio in balia degli eventi, che non ha una personalità forte e che si lascia trasportare in modo brutale da chiunque sia un po’ più forte. Gli unici punti in cui appare, appena appena, un accenno di personalità è quando interloquisce con il sergente Dolly Williamson.
Tutti gli altri personaggi sono inutili, a partire da Grace Carrow, che dovrebbe invece fornire un bilanciamento alla trama, sia dal punto di vista del genere ma soprattutto poiché lei impersona la mente razionale, la scienza. Avrebbe potuto essere un ottimo spunto per fare qualche riflessione più approfondita sul dualismo scienza / destino, sulle esperienze scientifiche e quelle mistiche e invece, anche questa, è una occasione mancata.

Non parlo infine di personaggi come Matsumoto, o il colpevole degli attentati che si scopre alla fine o Dolly Williamson o gli altri. Tuttti poco più che comparse. Peccato.

Ambientazione

L’ambientazione, soprattutto dal punto di vista storico, è inesistente. Ma credo che questa sia stata una scelta precisa dell’autrice e, in fondo, non la vedo come una mancanza imperdonabile. Certo che, se avete scelto questo romanzo sperando di trovare qualche dettaglio del mondo vittoriano, del movimento delle suffragette o dei movimenti indipendentisti irlandesi ecco che allora avete sbagliato libro. L’unico aspetto che mi sembra più inquadrato nel periodo storico è l’attenzione al misticismo e al romanticismo.
Come già dicevo prima, i momenti più belli del libro, anche dal punto di vista dell’ambientazione, sono quelli che si svolgono nel laboratorio di Keita Mori.

“Si sentì un colpo da sotto il lavandino. Thaniel trasalì, l’orologiaio invece, imperturbabile, si chinò ad aprire il mobiletto. Ne scivolò fuori un polpo. Era meccanico, la luce della lampada lo faceva scintillare, ma al tempo stesso così verosimile che Thaniel si spaventò. Il polpo sembrò valutare la situazione per un attimo, poi agitò due tentacoli. L’orologiaio lo sollevò da terra e lo mise in una vaschetta piena d’acqua sul davanzale, dove cominciò a sguazzare tutto contento”.

Natasha Pulley, L’orologiaio di Filigree Street, p.64.

Facciamo un po’ di spoiler…
Il primo vero enorme punto di domanda che mi rimane è il finale: non si capisce niente. Gli eventi sono completamente confusi e per nulla logici. Che sia stata una scelta dell’autrice? Keita va in confusione e di conseguenza anche gli eventi? Non so se questa finezza abbia fatto parte dei piani dell’autrice. Se è così, allora poteva scriverla meglio. Tra l’altro se questo è vero, allora qual è la morale del libro? Che la scienza non serve a niente e che tutto è solo destino incontrollato? La capacità di prevedere il futuro di Mori non la trovo ben spiegata, nemmeno alla fine. Rimane tutto molto aperto, per me, e anche molto inquietante, devo dire. Alla fine Thaniel rimane con un Keita in grado di predire il futuro? Che tipo di relazione ne può scaturire? Qualche frase sembra indicare che no, alla fine, Keita non riesce più a leggere tanto bene le decisioni di Thaniel ma è più un accenno messo lì per caso che non un aspetto ben delinato.

Il secondo punto sono alcuni personaggi: Grace, Matsumoto e Spindle. Intanto l’autrice degli attentati avrebbe, a mio parere, dovuto essere Grace o Matsumoto ma, di certo, non Spindle, che è poco più che una comparsa in tutto il racconto. Se serviva un personaggio esterno a cui dare tutta la colpa, allora era meglio che fosse proprio qualcuno di non visto all’interno della trama.
Grace, poi, l’ho trovata odiosa fin dal principio. Non ne capisco il ruolo. Lo intuisco nel suo essere le mente razionale che cerca di spiegare i movimenti dell’etere e che quindi avrebbe dovuto fornire una spiegazione logica alla preveggenza di Keita oppure confutarla, ma nessuno dei due punti viene in realtà portato a termine. E poi, perché il matrimonio con Thaniel? Solo un pretesto per portare nel libro la gelosia e l’amore tra Thaniel e Keita?

Il terzo punto è l’amore finale tra Thaniel e Keita. Per quanto sia tutto molto tenero e anche raccontato bene, è stato però buttato lì all’improvviso. Il lettore inizia a sentirsi completamente spaesato da quel punto in poi.

Infine alcune critiche qui è la:

  • trovo crudele che l’unico a morire sia Katsu;
  • Matsumoto che ci sta a fare? Io già immaginavo ci fosse una seconda trama relativa alla famiglia originaria di Keita e invece anche questa è stata un’occasione non colta;
  • perché alla fine Keita non muore? Per come la trama viene portata avanti, purtroppo, avrebbe dovuto morire. Questa è stata una debolezza dell’autrice che, a mio parere, voleva il lieto fine.

Ma insomma, alla fine, ne vale la pena?

Il prezzo di questo libro è 14 euro. Per me non ne dovrebbe costare più di 8-9. Ho visto su Amazon a questo link che la versione con copertina rigida viene venduta a 10 euro.

Nonostante le molte critiche è un libro che ti tiene attaccato alla pagina e che ti spinge ad andare avanti. Quindi, dal punto di vista dell’intrattenimento, credo che ne possa valere la pena! Ancora meglio se lo trovate usato!
Invece ho molto apprezzato la confezione del libro come oggetto e, soprattutto, la copertina, che è poi il motivo per cui io l’ho acquistato. Quindi complimenti alla Bompiani.

Leggi questo libro se…

Ti piacciono i libri come oggetti, con belle copertine.

Ti piacciono le atmosfere di Harry Potter o dei film di Miyazaki.

Ti piace leggere bevendo il tè.

Lascia perdere se…

Cerchi un libro in cui la componente storica sia ben trattata.


Hai un budget limitato per gli acquisti in libreria (ci sono molti altri titoli che a 14 euro meritano molto di più).

E voi lo avete letto? Cosa vi ha comunicato? Siete d’accordo con le critiche che si trovano online?

Titolo: L’orologiaio di Filigree Street

Autore: Natasha Pulley

Traduttore: Carlo Prosperi

Editore: Bompiani

Anno: 2018 (prima edizione del libro 2015)

Pagine: 374

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