La ragazza con la macchina da scrivere di Desy Icardi

366. Dalia: ieri, giovane dattilografa di provincia con una Olivetti rossa; oggi, anziana proprietaria del negozio “La bottega dei ricordi”. Le dita di Dalia riscoprono, grazie al potere dei sensi, una storia che è poco più che un vago ricordo. Raccontare passato e presente usando prima e terza persona mostra uno stile di scrittura interessante più della storia stessa.

Classificazione: 4 su 5.

Ci sono libri da cui, come lettore, ti aspetti molto. Non solo perché vengono dopo un successo letterario ma per le promesse che portano con sé nelle prime pagine. Il libro precedente di Desy Icardi (L’annusatrice di libri) io non l’ho letto, anche se mi riprometto di recuperarlo, quindi non avevo un’aspettativa precisa, se non quella di leggere una storia interessante in cui la scrittura fosse al centro della vicenda. 

Lette le prime pagine, poi, le aspettative salgono: la storia è intrigante e lo stile avvincente e personale. Ci sono delle descrizioni molto belle, che creano una atmosfera familiare e calda, quasi confortante. Il ritmo, ora lento e attento ai dettagli, ora veloce e spigliato, rende la lettura piacevole, godibile e certe volte inattesa. Un esercizio di stile ben riuscito. Peccato che la trama non sia più complessa e profonda.

Un libro non si giudica dalla copertina…

La copertina di questo libro è proprio bella. L’illustrazione, di cui purtroppo non trovo l’autore, coglie perfettamente l’atmosfera del libro. I fogli che volano intorno all’autrice, assumendo sfumature azzurre e blu sottolineano a mio parere lo scorrere del tempo, la difficoltà di recuperare ricordi che svaniscono, ma anche, nel loro vorticare, la velocità delle dita che scorrono sulla Olivetti. Di questo libro ho amato proprio questo: la capacità di caratterizzare il tempo e con esso le diverse età della vita.

Ma di cosa parla?

Le storie sono due; la protagonista una: Dalia. 

La prima storia si svolge oggi a Torino. Dalia è una signora anziana, padrona di sé, sostanzialmente autonoma e appagata. Possiede un negozio di antiquariato in cui vende solo oggetti che abbiano una storia. Si trova però in una situazione spiacevole: è reduce da un ictus (il suo “piccolo incidente”) e tende a perdere la memoria. Solo le sue mani sembrano ricordare, di una memoria tattile, legata alla sua fedele Olivetti rossa, acquistata da ragazza quando, per mantenere se stessa e il padre, faceva la dattilografa in provincia.

La seconda storia è quella che scaturisce dalle dita di Dalia che raccontano, o meglio ricordano, di una giovane donna, che nei mesi precedenti la dichiarazione di guerra dell’Italia, svolge la sua attività di dattilografa. Questo lavoro sarà il motivo per il quale incontrerà Nuto Cerri, scrittore filo fascista, e lascerà il suo piccolo paese e le sue certezze per la grande città di Torino.

Personaggi e ambientazione

Tolta Dalia, di cui ho particolarmente apprezzato la vita da anziana, più che quella da giovane ingenua, gli altri personaggi sono quasi solo comparse. Appena accennati i caratteri. Non trovo un approfondimento tale da poter capire se qualcuno ha una evoluzione. Peccato, perché alcuni avevano un ottimo potenziale: l’amica ebrea Ester, il giovane Gianni, l’avvocato Ferro, che pare sia presente anche nel primo romanzo e di cui mi sono assolutamente innamorata.  Nuto Cerri l’ho trovato odioso fin dalla prima scena, ma forse questo era voluto.

Anche le ambientazioni sono un po’ frettolose: belle e ben descritte quelle relative alla vita da anziana della protagonista, soprattutto nell’attenzione ai dettagli, ma le altre (la città Torino per esempio) non le ho trovate particolarmente interessanti. Anche perché non se ne parla quasi.

“Il mostro aspirante di Germana ruggisce indisturbato, tu acceleri i preparativi: infili l’abito verde, calzi un paio di scarpe con appena un accenno di tacco, infilzi i lobi con degli orecchini di perla, poggi una piccola borsa dal fermaglio dorato sul letto e apri la scatoletta di sandalo che tieni poggiata sul comò, nella quale di solito custodisci le chiavi del negozio. Frughi con le dita affusolate tra i bottoni, le spille da balia e le altre piccole cianfrusaglie contenute nella scatoletta, senza tuttavia trovare traccia delle chiavi.”

La ragazza con la macchina da scrivere di Desy Icardi (p.32).

La voce dell’autore.

Personale. Sicuramente leggerò altro.

Ma insomma, alla fine, ne vale la pena?

Ne può valere la pena perché ci sono alcuni passaggi che meritano di essere letti. Per me è comunque stata una lettura piacevole e la mia valutazione arriva a 3,5 su 5. Se però lo abbandonate a tre quarti non vi perdete niente, perché la parte più bella è proprio l’inizio. Il finale è per me inesistente, come se l’autrice avesse tagliato troppo materiale o avesse dovuto chiudere la scrittura rapidamente. Capisco che dover raccontare come finiscono i personaggi anni dopo il racconto principale non deve essere stato facile. Mi riferisco in particolare a Ester e Gianni che, a mio parere, potevano essere trattati con più attenzione e meno superficialità.

Leggi questo libro se…

Hai il blocco del lettore e sei in quella fase di ricerca annoiata e senza troppa convinzione di un libro.

Ti piace cercare citazioni colte e non.

Ti piacciono i libri che parlano di libri.

Ti piacciono i libri con belle copertine colorate.

Ti piace il libro come oggetto.

Ti piace leggere bevendo il tè.

Lascia perdere se…

Ti piacciono le trame profonde.

Ti piacciono i romanzi di formazione.

Non ami le descrizioni.

Titolo: La ragazza con la macchina da scrivere

Autore: Desy Icardi

Editore: Fazi

Anno: 2020

Pagine: 366

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