Le migliori letture del 2024: scoperte e riflessioni

Il 2024 è stato un anno piuttosto nervoso. Quanto ho letto? Molto meno di quanto avrei voluto. È un problema? Ma assolutamente no! La cosa bella delle passioni è che ci accompagnano nella vita, senza imporsi. Entrano nelle nostre giornate. Sono capaci di svoltarle in meglio. Possono anche sopirsi per un periodo. Aspettano che noi siamo pronti a ritirarle fuori. Lasciamoci stupire dalle nostre passioni e, soprattutto, siamo gentili con noi stessi quando non performiamo come vorremmo. Del resto, quali sono i giusti standard?

Nel 2024 ho fatto alcuni incontri sensazionali. Ecco qui i migliori per me. Sono otto e sono quelli che mi hanno sopresa di più. L’ordine è assolutamente casuale (quindi librini cari non restateci male se siete in fondo)!


Edito da Il Saggiatore | Tradotto da Carlo Vidotto | Letto in formato cartaceo | Pagine 104

Questo racconto mi ha tirato un bel pugno dritto dritto nello stomaco. La Oates sa come mettere in dubbio la realtà delle nostre vite, spesso fatte di apparenza e di voglia di mostrare agli altri quanto siamo bravi. Vogliamo mostrare quanto siamo capaci e ricchi (per chi può). Ed è proprio qui che si insinua il tarlo: malefico, viscido, pericoloso. Il racconto narra il rapporto tra madre e figlia di una normale famiglia americana benestante. Questo rapporto evolve dopo un evento traumatico che porterà la ragazza in ospedale. Inizia così un difficile percorso di elaborazione dell’evento. La domanda che mi sono posta durante tutta la lettura è stata: di chi è la colpa? Chi sono le vittime di questa storia? La risposta che mi sono data è che il colpevole è uno solo e le vittime sono molteplici.


Edito da Einaudi | Tradotto da Martina Testa | Letto in formato digitale | Pagine 432

Ho letto tante opinioni contrastanti su questo libro. Di certo è un libro che la prende piuttosto con calma. Io ho apprezzato la trama rada e la pazienza, contemplativa, con cui la narrazione si evolve. La scrittura mi ha ricordato delle pennellate che si fanno più o meno lunghe a seconda delle necessità della narrazione. La protagonista, Selin, è sicuramente una persona strana, piena di contraddizioni. È estremamente razionale. È come un pesce fuor d’acqua nelle situazioni più comuni. Ma è innegabile che sia vera. Non mi saltava da tempo così all’occhio quanto, al confronto, i personaggi di altri romanzi siano fittizzi, irrealistici. La Batuman riesce benissimo a dare vita a Selin, in un modo che solo la realtà può rendere così bizzarro. Le cose importanti non le troverete nero su bianco. Dovrete leggere tra le righe. È così che la sua protagonista pensa. Questo è, a mio parere, il miglior pregio di questo titolo. La scrittura si conforma perfettamente al suo personaggio principale.


Edito da Mondadori | Tradotto da Lia Tomasich | Letto in formato digitale | Pagine 451 (volume 1)

Cosa succederebbe se, in futuro, una IA buona prendesse il controllo di tutti gli aspetti operativi e gestionali della vita sul pianeta, rendendo, di fatto, liberi i suoi abitanti? Neal Shusterman firma un capolavoro del distopico, a mio parere. Il punto di partenza è estremamente interessante, attuale, accattivante. Gli uomini sono ora liberi da tutto, perché c’è l’IA che ci pensa. Ognuno può dedicarsi alle sue vere aspirazioni, può scegliere il lavoro che vuole, ma non è obbligato a lavorare. Non ci sono più disuguaglianze, guerre, problemi climatici. Niente fame nel mondo, niente divisioni culturali, né politica. Ognuno è libero di andare dove vuole e fare come vuole. Persino le malattie sono state completamente debellate. E, con esse, la morte non esiste più. La scienza è avanzata così tanto che non si può più morire. Al contrario, si può ringiovanire tutte le volte che si vuole. E quindi? Come la mettiamo con il sovrapopolamento? Spetta alle Falci il compito di gestire una morte diversa da quella che conosciamo oggi. Qui parliamo di una morte che deve esistere per dare senso alla vita stessa. L’IA (il Thurnderbird) ha deciso che lui può gestire tutto, tranne la morte che deve restare una cosa estremamente umana. La casta delle falci non solo è ristrettissima e super selezionata ma l’IA con loro decide di non poter comunicare. Tutto sembra andare bene finché tra le falci qualcuno vuole avere più potere…


Edito da Einaudi | Tradotto da Silvia Manzio | Letto in formato cartaceo | Pagine 160

Che scoperta questo libro! Questa narrazione meravigliosa ha catapultato il mio 2024 in un periodo di approfondimento della storia del Novecento e, in particolare, della Shoah. Il pretesto del libro è l’esperienza reale di Lola Lafon: invitata da una casa editrice a passare una notte presso l’alloggio segreto della famiglia Frank. Lafon approccia l’esperienza con un interrogativo profondo, lontano dal voyerismo che accomuna tutti (o quasi) quando ci troviamo di fronte alle grandi tragedie della storia. L’autrice, non senza imbarazzo e titubanza, si mette in ascolto dell’”assenza” di Anne Frank nel suo alloggio. Sente il vuoto e richiama quasi una certa assurdità nel trovarsi da sola dentro quel luogo. È un museo non più una casa. Se ci si aspetta le grandi rivelazioni tipiche di un certo tipo di cinematografia strappalacrime, si resterà molto delusi. E questo è positivo! Il tema che mi sembra pervada le pagine è quello dell’appropriazione indebita che facciamo delle storie e identità altrui, per fini personalistici. Qui inizia il viaggio alla riscoperta di questa identità, con rispetto e approfondimento. Si ripercorre la storia del Diario, o meglio dei Diari, di Anne Frank. Si riflette profondamente su quale sia l’eredità di questo documento, ammesso che debba esserci una eredità. Del resto, il diario di Anne Frank era a tutti gli effetti un diario personale. Oppure la ragazza stessa aveva immaginato di poterlo far leggere a qualcuno? Aveva il sogno di pubblicarlo dopo la guerra? Aspettatevi di farvi tutte queste domande. In me ha scatenato una grande sete di approfondimento.


Edito da Mondadori | Tradotto da Antonio de Sortis, con saggi di Philippe Lejeune e Cynhtia Ozick | Letto in formato cartaceo | Pagine 540

La lettura di Lola Lafon mi ha ispirato una rilettura del diario di Anne Frank. Stavolta l’ho letta nella versione edita da Mondadori. Questa versione contiene tutte le stesure originali, senza tagli. Questo libro è stata una enorme scoperta. Non sapevo assolutamente, o non ricordavo, che esistono molteplici diari: alcuni scritti di suo pugno, altri ricostituiti a partire dal materiale originale, da mani diverse. Dobbiamo immaginare che qualcosa si sia perso, spaginato, confuso nella frenesia di quei giorni. Inoltre, Anne aveva scritto in parte su fogli volanti e in parte in vari quaderni. Questo volume, con i suoi bellissimi saggi, ci porta alla scoperta della vita e delle vicende dei materiali originali, fornendoci le versioni integrali del diario A e del diario B, ovvero le due versioni che sono scritte e ri-scritte dalla mano di Anne.


Edito da Giuntina | Tradotto da Daniel Vogelmann | Letto in formato cartaceo | Pagine 112

Anche questo libro ho deciso di leggerlo in quanto citato nel saggio di Cynthia Ozick incluso nel Diario. Le stesure originali di Anne Frank. La Ozick fa riferimento a questo libro come lettura indispensabile per poter capire la Shoah e, quindi, l’ho recuperato. Ammetto che non ne avevo sentito molto parlare prima o, comunque, non lo ricordavo. Ma questo libro è un pilastro nelle testimonianze sulla deportazione e la vita nei lager. Conoscevo i libri di Primo Levi, ma questo no. È stata una scoperta molto, molto, dolorosa. Il libro è piccino e si potrebbe leggere in poche ore per il numero di pagine. Tuttavia, consiglio di approcciarlo in più sedute a causa della crudezza del contenuto. L’autore racconta la sua testimonianza sulla deportazione e la vita nel campo di concentramento di Auschwitz. Pone grande attenzione al tema dei valori e del rapporto tra padre e figlio.


Edito da Feltrinelli | Letto in formato cartaceo | Pagine 208

Cambiamo completamente genere e livello di intensità. Dopo la parentesi Shoah, mi sono dedicata a qualche libro di filosofia e, in particolare, a questo sulla nostra contemporaneità. Rich Dufer è un filosofo contemporaneo piuttosto conosciuto anche perché molto attivo sui social e, in particolare, su YouTube. Lo apprezzo per la qualità del suo lavoro e per la sua capacità di comunicare gli approfondimenti che propone. Con Dufer si può stare tranquilli che quello che dice è approfondito e ponderato! Questo è un bel libro, per me è stato illuminante. Parla, in modo semplice, della nostra contemporaneità e di quanto siamo immersi in una cultura dell’intrattenimento che ci allontana da un ragionamento libero e consapevole. Forse un po’ ripetitive alcune parti ma, come vuole il detto: repetita iuvant.


Edito da Bompiani | Tradotto da Vicenzo Vega | Letto in formato digitale | Pagine 784

Sì sì lo so che me lo avevate già detto che mi sarebbe piaciuto! Ho letto questo libro in un momento di “debolezza” estiva andando contro la mia avversione per i cosiddetti “libri che leggono tutti”. E ho fatto bene perché è proprio un libro spassoso, intrigante, di intrattenimento. Si parla di un autore di romanzi molto famoso, Harry Quebert, e della storia del suo primo romanzo. C’è di mezzo una vittima, molti intrighi e molte cose inaspettate.


Il 2024 è stato ricco di belle letture, ognuna capace di stimolare riflessioni e approfondimenti. Vedremo cosa ci riserva il 2025, che è già ampiamente avviato e mi sta regalando qualche perla. I libri non sono solo storie da vivere, ma occasioni per ragionare e vedere il mondo con occhi nuovi. E tu? Quali letture ti hanno lasciato il segno quest’anno? Raccontamelo nei commenti: sono sempre curiosa di scoprire nuove letture.

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